Il cyberspazio potrebbe alterare il paesaggio italiano?

É una domanda che si rivela attuale. Basti pensare a quanto viene condizionata la pittura tradizionale dal calligramma di Magritte. Volendo tracciare un parallelismo tra virtualitá e linguaggio- il 'concettuale' ha condizionato l'arte contemporanea in maniera determinante. Se queste sono le coordinate attuali -virtualità, cyberspazio, realtà aumentata- può il cyberspazio danneggiare il paesaggio italiano che é tutelato in quanto patrimonio dell'umanitá?
É inspiegabile la bellezza della val d'Orcia o del Lazio dipinto magistralmente da Claude Lorrain. Eppure questi capolavori della natura e dell'uomo, questi 'paesaggi antropizzati' eppure così surreali, non vengono protetti da internet, piuttosto la 'rete' ne aumenta il consumo, la  frequentazione. Questo inizia a partire dalla visualizzazione di 'foto' photoshoppate che in un gioco di specchi proliferano nelle gallerie d'arte di San Gimignano, Cortona, Montepulciano etc... paesaggi stereotipati, con le crete, i cipressi e tramonti ormai rosa shoking, stampati su vari supporti che invadono con inclemenza gallerie, ristoranti, hotel, negozi: non viene così alterata solo la nostra percezione di qualcosa che é puro ma viene materialmente modificato dalle mode come quella del design 'etnico' o 'country' d'importazione anglosassone o svedese che va a sostituire quello italiano. Fino alla creazione di outlet progettate come piccole Amsterdam in luoghi ameni- vanificano lo sforzo di rendere immutato un capolavoro. Il turismo che in precedenza era discreto e intellettuale ora diventa di massa, mettendo a repentaglio la bellezza unica e inspiegabile dei centri del rinascimento e del paesaggio italiano.