Progetto per il Comune di Roma
La motivazione principale di questa proposta risiede in una riflessione critica, di profondo interesse per il sistema museale della Capitale: la constatazione dell'assenza di una classificazione scientifica univoca per l'arte attuale, che impedisce una sana vivacità della vita culturale.
In un contesto come quello dei Musei Civici di Roma, dove la storia e la scienza trovano un ordine rigoroso, l'inserimento di un'opera di questo tipo creerebbe un prezioso 'punto di riflessione' o di 'rottura' intellettuale, rispetto alle pretese etichette date dalle belle arti, espressione di un sistema in stasi anziché in trasformazione.
L'obiettivo non è solo quello di dimostrare come l'arte contemporanea possa dialogare con spazi non convenzionali (come, a titolo esemplificativo, il Museo Civico di Zoologia o altre sedi del sistema Musei in Comune), ma che agisce come un organismo vivente e sfugge alle tassonomie tradizionali, offrendo al pubblico nuove chiavi di lettura del presente artistico, ormai pressoché virtuale, commerciale o consolidato.
L'opera, dal titolo Europa ( olio su tela, cm 94 x cm 95, anno 2022), di una serie di 25 tele di simile soggetto, rappresenta un esempio significativo di una ricerca artistica, volta a interrogarsi sull'identità della cultura nell'era contemporanea.
La possibile esposizione temporanea di breve periodo o dell'inserimento delle opere all'interno di un percorso museale cittadino, che voglia farsi promotore di questo dibattito epistemologico tra arte e classificazione scientifica, di nuova prospettiva per gli artisti viventi, spesso rifiutati dalle istituzioni tradizionali, a causa di una loro ricerca considerata 'non proficua' o per complicate procedure.

L'opera Europa (2022) si pone come un paradosso visivo all'interno del sistema museale contemporaneo. Se la scienza procede per separazione e catalogazione (Genere, Specie, Famiglia, Tipologia), la pittura di Davide Tedeschini agisce per stratificazione e ambiguità.
In questo lavoro, il continente "Europa" non è descritto geograficamente né politicamente, ma è evocato come un organismo formale in mutazione, un'entità che sfugge a qualsiasi tentativo di analisi oggettiva.
L'inserimento di opere del genere in un contesto museale scientifico intende evidenziare una lacuna epistemologica: l'impossibilità attuale di una "tassonomia dell'arte" tout court.
L'esposizione porterebbe alla cognizione che, laddove il reperto zoologico è una certezza biologica assurta a scienza, l'arte è invero un organismo semantico instabile, che non può essere soddisfatto dalla categoria storica di riferimento.
In virtù della diffusione alle masse delle nomenclature estetiche più complesse, ma usate in maniera scolastica o impropria, se un tempo si rischiava lo stereotipo del genere figurativo, ora si deteriora il 'povero', l''espressivo' o il 'gestuale', che tanto hanno dato all'umanità, perché, non a caso, generi nati contro le 'dittature' d'inizio Novecento.
La presenza di queste forme ambigue, tra le teche o nelle sale di una collezione consolidata, fa comprendere che quella realizzata non è una semplice esposizione, ma un atto di resistenza contro la pretesa, propria della 'società della comunicazione', di catalogare in maniera pregiudiziale l'autenticità, l'originalità e la creatività al fine di distruggerle, anziché alimentarle e sostenerle.
