Wassili Kandinsky a Roma

16.10.2026

Il grande artista espone a Palazzo Bonaparte dal 15 settembre al 14 febbraio 2027. "Curata da Angela Lampe, la mostra riunisce oltre settanta capolavori appartenenti al lascito della moglie Nina Kandinsky. Il percorso espositivo in cinque sezioni ripercorre l'intera storia dell'artista, da brillante avvocato a Mosca a pioniere delle avanguardie europee.

Tra le opere esposte spiccano icone assolute come Gelb-Rot-Blau (1925) e L'Arco nero (1912), composizioni tese a dimostrare come un dipinto possa suonare come una melodia e agire direttamente sull'anima. Un focus inedito e di travolgente intensità è dedicato a Gabriele Münter, esposta in Italia per la prima volta: rimasta nell'ombra di Kandinsky in quanto sua compagna di vita, la Münter – al centro di recenti esposizioni internazionali – viene riscoperta quale fondamentale esponente dell'Espressionismo.

Arricchita da testimonianze dell'epoca, fotografie, elementi biografici, lettere intime e dai consueti allestimenti ricchi e coinvolgenti di Arthemisia, la mostra ci porta a conoscere da vicino uno dei più grandi artisti di ogni tempo" (co. stampa, Palazzo Bonaparte)

Qui pubblico una sua biografia tratta dal libro: Davide Tedeschini, Mentalità e Arte dal Settecento all'attualità, ed. Kdp, 2025. 

Quello che ci colpisce di più di Wassily Kandinsky (Mosca 1866 - Parigi 1944) è la grande capacità di avere una percezione delle correnti e del pensiero intellettuale e politico, che correva a quei tempi sia in Russia che in Europa: pure la Rivoluzione d'ottobre del '17 riguardava un percorso delle Arti verso l'astrazione, che lui stesso riteneva di essere stato il primo a fondare.

Il suo punto di partenza pittorico era diametralmente opposto, addirittura essendo originariamente tra i tradizionalisti del folklore russo e avviato a una carriera universitaria in campo legale ed economico. Infatti dipinse pitture che ricordavano costumi religiosi sireni, ossia di una minoranza etnica uralica che lo portò inizialmente a una visione da simbolista a livello locale.

Da un punto di vista internazionale si informa dei lavori impressionisti di fine Ottocento, apprezzando soprattutto i Covoni (1889) di Monet, dai quali rimase colpito in una mostra a Mosca a inizio secolo.

Fino al 1904 si interessa a tutti gli stili, quando poi nel 1906 si trasferisce a Parigi, ha cognizione delle varie correnti culturali dei suoi contemporanei, anche dello scandalo del Fauvismo di Matisse, sebbene continui a coltivare tutte le arti, soprattutto la musica.

Si reca quindi a Monaco, cittá frequentata da numerosi artisti giovani (come Duchamp, De Chirico, Klee), dove si occupa anche di teatro e viene a contatto col musicista Stravinsky: qui realizza una serie di famose scenografie e disegni ispirati ai Quadri di un'esposizione (1874-86) di Mussorgsky, una sinfonia classica. In un ambiente così prolifico, nel 1911 fonda il Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) con Franz Marc, pittore d'indole affine, col quale dà vita a un gruppo di espressionisti dai toni vivaci.

Lo stesso anno pubblica Lo spirituale nell'arte (1911) un libro che ha grandissima diffusione, in cui cerca affinità tra forme, spiritualitá e sentimenti.

Di questi anni un quadro paradigmatico, che segna il passaggio dal figurativo all'astratto, è la Dama a Mosca (1912), in cui ci sono degli elementi che rimandano alle sue teorie sullo spirituale nell'arte. In questo quadro colpisce la presenza di una macchia nera che sembra proprio una 'rimozione', probabilmente rappresenta un'energia negativa, che vuole oscurare il sole, mentre una macchia rossa cerca di proteggere la dama cercando di contrastare il nero. Erano forme ispirate a testi esoterici a cui si dedicava l'artista, convinto della forza della sinestesia, una visione globale di musica, colori e segni. Questa macchia oscura, che minaccia il sole, potrebbe essere interpretata come la paura di smettere di dipingere, una minaccia dell'io, oppure una fobia collegata all'abbandono dello stile figurativo, identificato in una donna a Mosca, sua cittá natale o nella madre, con la quale fece un viaggio in Italia nel 1869.

In Unione Sovietica dopo un coinvolgimento politico nel 1919 e '21 per la riforma dei musei, come responsabile dell'I.Z.O. (Dipartimento di Arti Visive), fu oggetto di crescenti divergenze con i movimenti locali, in particolare i Costruttivisti (come Rodchenko e Tatlin) e i Produttivisti, che avevano un'idea più radicale dell'appartenenza politica. Questi artisti ritenevano che l'arte dovesse essere piú utilitaria, finalizzata alla produzione industriale e alla causa rivoluzionaria, mentre l'astrattismo lirico-spirituale di Kandinsky era visto come troppo individualista e borghese, in contrasto con l'ideologia del materialismo dialettico promossa dal regime.

Nel 1919 a Weimar viene fondato il Bauhaus, da Walter Gropius, che conosce Kandinsky nel 1921 di ritorno da Berlino, finita la Prima guerra mondiale. Pochi anni dopo nel '23 conosce Katherine Dreier che a New York aveva fondato una organizzazione culturale, la 'società anonima', di cui faceva parte anche Duchamp e gli tributa una personale.

Sono ormai diventati un classico i suoi dipinti astratti che teorizza nel '26 con Punto linea e superficie, un altro saggio di capitale importanza per l'arte moderna e l'astrattismo. Così come Verso una architettura (1923) di Le Corbusier forniva la grammatica dell'architettura moderna, Punto linea e superficie forniva la grammatica dell'arte astratta. Entrambi cercano un linguaggio universale basato sulla purezza e la geometria, applicabile a tutte le arti. Kandinsky prima del viaggio negli Stati Uniti fu molto prolifico e collaborò con numerosi gruppi pittorici attivi in Europa con mostre ed esposizioni.

Ritornando nel Vecchio continente nel '39 si ritrova nuovamente coinvolto in una situazione di guerra, ma ormai la storia dell'arte era stata fatta, dal momento che il primo acquerello astratto era del 1910.

Fino agli anni Quaranta si occupa solamente di astratto, con dipinti di medie e grandi dimensioni, cambiando forme e colori, disposizioni e tematiche.

Alla conclusione dell'esistenza, negli anni Quaranta, cambia ancora stile, che ricorda di più elementi surrealisti, influenzato dall'importante ultima delle avanguardie storiche, nata proprio a cavallo delle due guerre.

Argan, insieme ad altri storici, suggerisce che l'Astrattismo di Kandinsky (così come l'architettura razionalista) non fosse un fenomeno isolato, ma una risposta estetica a una profonda esigenza di rinnovamento universale.

La sua ricerca di un'arte pura e non-oggettiva, basata sul Lo spirituale nell'arte (1917), era coerente con gli ideali di una società nuova, libera dai vecchi schemi borghesi e dalle gerarchie passate, un'aspirazione che trovava eco nella Rivoluzione russa. Per Kandinsky, la rivoluzione non era primariamente politica, ma etica ed estetica, percepita come la manifestazione storica di un'urgenza spirituale che lui stesso teorizzava, anche se una sorta di spirito rivoluzionario tout court era diffuso in maniera latente in Europa: si potrebbe dire che era il 'kunstwollen' dell'Europa d'inizio Novecento, a cui si sono contrapposte idee di governo totalitarie e reazionarie.

Il profilo di Kandinsky è ovviamente più teorico che pratico, dato che alcune sue intuizioni sono analoghe a quelle del linguista Roman Jakobson (1896-1982) che formuló la teoria della comunicazione nel Dopoguerra, e ricordano anche quello dello psicologo-pedagogista lev Vygotskij (1896-1934).

Si potrebbe ipotizzare che Kandinsky sposti l'asse della comunicazione artistica dal 'contesto', che rappresenta la Funzione referenziale, tipica dell'arte figurativa o dei monumenti pubblici, al 'messaggio', cioè sulla forma e sul contenuto in cui il messaggio è costruito; così il messaggio acquisisce una dimensione che va oltre il riferimento alla realtà, puntando sulla sua funzione poetica, in quanto del tutto autonomo.

Il 'codice', cioè l'alfabeto pittorico costituito da punti, linee e superfici, viene approfondito e sviscerato nel corso degli anni invece nei suoi libri. Le sue teorie sono coerenti con quelle del tempo sul linguaggio, così come fecero altri filosofi e artisti come Wittgenstein, Magritte, Le Corbusier, Klee, Mondrian e a suo modo Picasso.

Fu seguito da Josef Albers, prima al Bauhaus e poi in America da Johannes Itten, con il suo testo utilizzato ancora oggi, Teoria della forme e del colore.

La pittura di Kandisky si concentra anche sul destinatario, creando un'arte che vuole comunicare e far 'vibrare' l'anima di chi riceve il messaggio, progettata per ottenere un effetto sul ricevente. Non si tratta esclusivamente di una vera e propria elucubrazione, ma è un tentativo di stimolare la curiosità del 'ricevente', anche se questa funzione conativa (relativa al destinatario) sembra meno pronunciata che in Picasso, in quanto l'astrazione assoluta può allontanarsi e rendersi incomprensibile ad una persona che nelle immagini cerca sempre riferimenti alla realtá.


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